Amministrazioneaziendale.com

Il precariato

Cos'è il precariato?

Prima di iniziare con la lettura di questo articolo, mi permetto di consigliarti di scaricare gratuitamente la mia guida "25 Idee per rendere vincente la tua impresa" che ho preparato per aiutarti a gestire al meglio la tua attività, da un punto di vista fiscale e gestionale.

Spesso viene confusa mobilità o flessibilità con il precariato: mentre la mobilità consente al lavoratore di investire in una professione o almeno costruire una carriera mentre si sposta da un settore all'altro e all'interno della stessa istituzione, sia da società a società e per aumentare il proprio valore professionale senza perdere i benefici maturati, la precarietà, invece, è costituita da una serie di contratti che non accumulano nel tempo vantaggi economici o professionali perché non consentono al lavoratore di progredire nella sua carriera professionale. La loro funzione, quindi, non contribuisce alla facilità d'uso e la professionalizzazione, ma si sbriciola in una successione di lavori a bassa retribuzione e poco professionalizzante il percorso di carriera.

Il lavoratore temporaneo che è una partita IVA o altrimenti riconosciuto come libero professionista nei vari tipi di contratti è raramente adeguatamente remunerato. Spesso il lavoratore temporaneo che ha la partita IVA, è stato costretto ad aprirla per consentire alla società che lo fa lavorare di non aver alcun tipo di rapporto con lui in termini di sicurezza sociale. La maggior parte di partite IVA aperta da lavoratori temporanei, risultano solo una precisa determinazione di evasione fiscale da parte del titolare. Il fatto di possedere di un numero di partita IVA, da un punto di vista economico, infatti, non è una garanzia di solvibilità, in quanto quando un precario si rivolge a alle banche per esempio si vede rispondere che la sua professione non offre solide garanzie per il suo futuro ed è quindi difficile ottenere un prestito o un mutuo.


Anche a parità di rendimento economico, il lavoratore precario è molto difficile che possa fare progetti, ed è spesso usuale che si rivolga al mercato del lavoro nero. Il lavoratore precario, generalmente è single più per necessità che per scelta. In quanto non collegato da legami familiari, il precario, uomo o donna che sia, è più attraente per il mercato del lavoro, in quanto ha meno vincoli e non ha praticamente alcun tipo di protezione e più facilmente utilizzabile e licenziabile. Le donne precario sono discriminate maggiormente dalle imprese infatti a molte donne viene illegalmente richiesto al momento dell'eventuale assunzione, anche a tempo indeterminato, dati dimostrano di non essere incinta per evitarsi "costo" della maternità, che però, è un diritto garantito dallo Statuto dei lavoratori.

Al contrario, questo non è un problema per la mobilità, che è prima di tutto una libera scelta del lavoratore ed è spesso vantaggiosa per il datore di lavoro stesso, una persona che sceglie di accettare un lavoro che è più adatto possibile rilasciare il vecchio luogo in cui ha meno per altre persone in attesa di utilizzo, aumentando la produttività. Pur facendo uso di contratti a tempo determinato, può maturare all'interno di diverse esperienze con diverse aziende, anche se pianificando una carriera è vantaggioso nella misura in cui il potere contrattuale dei lavoratori è forte e in grado di richiedere al datore di lavoro sostanziale contratto cambiamenti che proteggono meglio il diritti e ai benefici per effettuare i lavori. I modi in cui viene data la mobilità oggi in Italia, tuttavia, non è certo sufficiente per un adeguato potere contrattuale del lavoratore.

L'incertezza relativa al contratto di lavoro a progetto o dal contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co), spesso utilizzato per creare forme di insicurezza, permette il datore di lavoro, che rinnova la stessa per molti anni di aggirare il problema di licenziamento e di attuare significativi contributi di risparmio oer i salari. E' sufficiente attendere la scadenza del contratto (necessariamente vicina nel tempo, di solito entro l'anno solare) e semplicemente non rinnovare il contratto per l'anno successivo.

Il datore di lavoro non è infatti tenuto a giustificare una mancata assunzione a tempo indeterminato dopo il periodo di precariato in quanto non si tratta di un periodo di prova ma un vero e proprio lavoro temporaneo. Anche se il lavoratore dà una buona prova delle sue capacità è spesso il contratto viene rinnovato negli anni successivi, non necessariamente vi è una maggiore retribuzione (come si verificherebbe con l'aumento di anzianità nel caso di un dipendente), e in molti casi il lavoratore viene a conoscenza del rinnovo poco prima della chiamata effettiva, il che rende difficile pianificare in anticipo le scelte professionali e di vita.